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| Sito aggiornato a martedì 24 novembre 2009 |
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L’Afghanistan martoriato dalla guerra imperialistadi Serenella Ricci (responsabile Gc zona sud)
L’Afghanistan è il paese più povero dell’ Asia Centrale in cui l’età media è di 43 anni, l’alfabetizzazione è al meno del 25% ed è il paese con più mine antiuomo al mondo: non c’è neanche una ferrovia. Un vero campo di battaglia, una terra bruciata di cui l’imperialismo statunitense è il primo responsabile. La guerra ormai dura da circa 8 anni: da quando Bush, con il pretesto della guerra al terrorismo, attaccò prima l’Afghanistan poi l’Iraq per scovare i famosi terroristi islamici di Al Queida e disarmare il regime di Saddam Hussein. In realtà sappiamo che questa guerra non è pacifica, come l’aveva definita il guerrafondaio Bush, e come la definisce ora “il guerrafondaio travestito da angelo liberatore” Obama. Quello che abbiamo di fronte è una vera e propria aggressione imperialistica: il controllo sul territorio per le materie prime, l’egemonia americana sui paesi asiatici e il controllo di un paese strategico per la sua posizione per fare la guerra del petrolio. Gli Stati Uniti non sono così forti come li hanno descritti i mass media: la borghesia americana, in questo momento, è più debole che mai in quanto importa più del 50% del petrolio usato nel loro paese e questo porta dipendenza da paesi stranieri come il Messico e il Venezuela, quest’ultimo in cui il presidente Chavez può chiedere le porte alla borghesia americana. Per la borghesia americana diventa dunque impellente trovare agganci con le ex repubbliche sovietiche come Uzbekistan e Turkmenistan. Le multinazionali americane hanno fatto grossi investimenti in Afghanistan e per fare questo gli Stati Uniti hanno instaurato un governo fantoccio: Karzai, presidente filoamericano e corrotto fino al midollo che vive solo grazie all’appoggio degli americani. E’ un po’ la solita storia: quando vogliono mettere le mani su una zona interessante prima si inventano una scusa per bombardarla, la bombardano, mettono un uomo di loro fiducia per controllare la situazione ( il governo fantoccio) ma se trovano un fronte di resistenza continuano a bombardarla! Se la guerra in Afghanistan era per fermare i terroristi islamici, la guerra ha dato sicuramente i risultati contrari: invece di fermare i terroristi, li ha rafforzati. Perché? Numerose milizie di Mujahiddin si sono schierate contro questa invasione straniera: il fatto paradossale è che fu proprio il governo americano ad addestrare e armare questi Mujahiddin per combattere contro l’invasione sovietica negli anni ’80. La Nato in questo momento controlla sempre meno il territorio e ogni tanto “gli scappa un po’ la mano”: ad esempio il 21 Agosto del 2008 ad Azlazbad sono morti 90 civili tra cui 60 bambini durante un bombardamento. E’ dunque questa la guerra contro il fondamentalismo islamico: ammazzare bambini per evitare che diventino talebani. Al di là dell’aspra ironia tutto questo non fa che avvicinare la simpatia della popolazione afghana, stanca dell’invasione straniera, alle milizie di mujahiddin e talebani. Proprio per questo l’imperialismo non è riuscito a stabilizzare la situazione ma l’ha destabilizzata ancora di più. Ora si potrebbe pensare che la situazione in Afghanistan non possa peggiorare ulteriormente: invece no! La guerra in Afghanistan potrebbe peggiorare: in questi tempi si è sviluppata una forte tensione alla frontiera con il Pakistan, altro paese chiave della guerra imperialista americana. Il Pakistan è stato usato dagli USA contro l’invasione russa in Afghanistan: fecero accampamenti militari con l’appoggio della Cia per i Servizi Segreti Pakistani (Isi) che finanziarono i mujahiddin con le raffinerie di oppio per scacciare l’invasione dei russi. Quando russi si ritirarono i mujahiddin presero il controllo dell’Afghanistan e andarono al potere. Ai pakistani questa cosa non andò molto bene: per questo formarono i talebani, fondamentalisti islamici per eccellenza con scuole coraniche e milizie pashtun di loro fiducia. Nel ’94 presero il controllo di Kabul e incominciarono a sfuggire al controllo del governo americano. Il Pakistan è il paese in cui i talebani sono stati formati: hanno basi e accampamenti militari e per questo la borghesia americana fa pressioni sul governo pakistano (altro governo fantoccio americano) per eliminare i talebani con il pretesto della guerra al terrorismo. Il governo statunitense finanzia il governo pakistano e pretende che seguano i loro ordini: da qui gli attriti tra l’amministrazione americana e i servizi segreti pakistani che giocano un ruolo sempre maggiore nelle trattative nella regione. Per questo motivo la guerra in Afghanistan può degenerare attraverso un’ulteriore guerra al Pakistan. Gli Stati Uniti hanno già sconfinato più volte nei i cieli pakistani attaccando le basi talebane. Proprio per questa situazione precaria il governo americano deve riaffermare la propria egemonia sull’ Afghanistan. Per questo alle ultime elezioni Karzai è stato riconfermato in un processo elettorale in cui sembra che 3 milioni di voti siano frutto di brogli elettorali. Obama non rappresenta alcuna svolta Barack Obama ha spostato l’attenzione dell’opinione pubblica americana dall’Iraq all’Afghanistan. Ha semplicemente tolto militari in Iraq per metterli in Afghanistan. Nel 2009 sono stati stanziati 60 milioni di dollari e nel 2010 saranno stanziati 65 milioni di dollari per questa guerra: finanziamenti che andranno a pesare sul debito pubblico americano e che faranno la loro parte nei tagli massicci allo stato sociale. Per questa guerra pagheranno salato anche i lavoratori americani: alla faccia della sanità Pubblica che Obama ha tanto promesso! Anche dal punto di vista della ricostruzione i dati dell’amministrazione americana non lasciano dubbi sul reale scopo di questa guerra: dal 2001 ad oggi i fondi per la ricostruzione sono stato 38 milioni di cui più del 50% sono stati usati per la ricostruzione della polizia afghana. Inoltre l’escalation militare continua nonostante il volto gentile del nuovo presidente Obama ma non diminuiscono le perdite sul fronte americano: solo nel luglio 2009 ci sono stati 72 morti americani e nel mese di agosto sono state 74 le perdite. In questo periodo non era certo Bush il presidente eletto. Dall’inizio della guerra le perdite della coalizione Nato superano le 1500 unità. Questo dimostra che Obama non è tanto diverso da Bush: i militari aumenteranno e il suggerimento attuale del Pentagono è di 20mila truppe da inviare al più presto. Anche il governo italiano nella spartizione della torta Di fronte alla notizia dei 6 parà uccisi, il presidente Berlusconi ha detto che il rientro delle truppe italiane dall’Afghanistan avverrà quando la Nato e l’Onu lo decideranno: “Abbiamo preso degli accordi con gli alleati e dobbiamo rispettarli”. E’ bene ricordare che i militari italiani in Afghanistan sono 120 mila e i finanziamenti per le missioni italiane all’estero sono stati 808 miliardi di euro riguardanti le missioni in Kosovo, Libano, Bosnia e Afghanistan. Tra luglio e ottobre del 2010 saranno stanziati 510 miliardi che saliranno a novembre e dicembre a 1350 miliardi di euro. Ma intanto vengono tagliati i fondi per la scuola, per la sanità, per le case popolari e per la ricerca! I funerali dei 6 parà uccisi sono stati usati a pretesto per fomentare patriottismo e confondere la classe lavoratrice di questo paese. I lavoratori con questa guerra non hanno nulla da guadagnare a differenza della borghesia italiana che fa lauti affari con la politica della ricostruzione. Infine va posta la massima attenzione per uno dei settori più colpiti dai giochi dell’imperialismo americano nella regione: le donne afghane, vittime dei bombardamenti della Nato e della campagna razzista e xenofoba qui in Italia volta a dipingerle come schiave ignoranti in attesa che qualche illuminata borghese occidentale tracci per loro la strada della libertà. La storia dimostra come solo con la lotta di classe si possa raggiungere l’emancipazione femminile: non è vietando alle donne di mettere il velo e imponendole di togliere il bourqua che si raggiunge l’ emancipazione, ma è attraverso la lotta per i propri diritti che si porta avanti l’emancipazione materiale delle donne anche in paesi come l’Afghanistan. L’emancipazione femminile è uno dei migliori termometri dell’emancipazione dell’intera classe lavoratrice: se in questo momento la popolazione vede nei talebani e nei mujahiddin il punto di riferimento contro l’occupante straniero presto si renderà conto che il fondamentalismo islamico non difende i diritti della popolazione afghana. Le recenti sollevazioni in Iran rappresenteranno una forte scossa in futuro contro la cappa dei mullah su tutta la regione. La chiave per l’intera regione è la rivoluzione iraniana in cui c’è una forte classe lavoratrice e dove la situazione della donna non è tanto diversa da quella afghana: questo è il paese che può influenzare la lotta della popolazione in Afghanistan. I Giovani Comunisti in questo momento hanno il compito di informare studenti e lavoratori che è importante fermare una paese attraverso lo sciopero quando la propria borghesia partecipa a una guerra imperialista per i propri scopi personali. Non abbiamo nulla da guadagnare dalla guerra! Quando verrà il momento in cui la classe lavoratrice iraniana influenzerà la classe lavoratrice afghana per opporsi al regime dei mullah saremo pronti a sostenerli come ora siamo in prima fila nel lottare contro questa guerra imperialista e contro la partecipazione del governo italiano a questo massacro. | |||
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