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Sito aggiornato a domenica 29 novembre 2009

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Taglia i fondi, tagli i professori, taglia gli Ata, taglia le classi...

MA LA GELMINI E’ UN MINISTRO O UN PARRUCCHIERE?

Cosa hanno in comune un presidio di lavoratori della scuola in lotta, una caldaia rotta e delle classi sovraffollate? Le parole che hanno in comune sono: Scuola pubblica e Tagli ad essa. Eh sì, perché i lavoratori della scuola, docenti e Ata (bidelli, tecnici, amministrazione ecc), che in questo periodo hanno manifestato il loro dissenso contro i licenziamenti e il non rinnovo del contratto ai precari (18.000 mancati rinnovi e più di 50.000 posti di lavoro in meno rispetto all’anno scorso), sono stati estromessi dalla scuola pubblica. E tutto questo a causa di cosa? Semplice: a causa dei tagli. Il governo ha infatti tagliato 8 miliardi e mezzo (riusciamo a immaginarli?) di euro alla scuola pubblica. Anche riparare una caldaia è un costo di cui ha bisogno la scuola pubblica, ma il governo pensa che sia più conveniente tagliare sulle spese in eccesso. Arriviamo a collegare anche le classi sovraffollate: la Gelmini (ministro dell’istruzione) ha deciso che la scuola pubblica non si può permettere troppe classi, dato che altrimenti non si potrebbe permettere di tagliare i professori in “eccedenza”. Aumentando il limite massimo fino a 33 alunni per classe si potranno dividere le sezioni che hanno meno studenti e risparmiare su classi e docenti. Peccato che il sovraffollamento delle aule farà diminuire l’apprendimento, peggiorerà la qualità delle lezioni, aumenterà i compiti in classe (dato che è difficile verificare in altri modi l’avanzamento di così tanti studenti). Scordiamoci ovviamente le gite (visto che serve un professore per ogni 15 studenti) e tutte le attività che richiedono qualcosa di più della semplice lezione in aula. Se l’apprendimento viene meno ci sarà minore istruzione e di conseguenza più bocciature. È davvero questa l’istruzione pubblica che vogliamo? Dopo questa breve spiegazione, siamo ancora così divisi dal destino degli insegnanti e degli Ata? No! Oltre a porci le domande dobbiamo trovare anche una risposta, e forse la migliore è anche la più ovvia: lottare insieme a chi insieme a noi dà vita alla scuola perché la loro presenza nelle scuole è anche nei nostri interessi. Unendo le forze saremo capaci di difendere ciò che ci unisce ovvero la scuola pubblica. Dobbiamo fermare i continui tagli a ciò che dovrebbe essere un diritto di tutti, l’istruzione, o presto non ci sarà più: le scuole, sommerse dai debiti, cadranno nelle mani delle aziende private. Una volta privatizzate, ci faranno pagare tasse salatissime per studiare e alla parte della società che è più colpita dalla crisi, ovvero i tanti lavoratori, cassaintegrati, disoccupati (e a noi che siamo i loro figli) che fanno fatica ad arrivare a fine mese sarà inferto il colpo di grazia: non ci concederanno nemmeno lo studio. Non possiamo stare a guardare mentre ci tolgono tutto: dobbiamo unirci e lottare per riprenderci i nostri diritti!

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