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Sito aggiornato a domenica 29 novembre 2009

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Innse: solo la lotta paga

di Ivan Piacentini (Gc - zona nord)

Da oltre 14 mesi è in corso una dura lotta da parte dei lavoratori della Innse contro lo smantellamento della loro fabbrica. La Innse si trova in via Rubattino ed è l’ultimo stabilimento rimasto in una zona famosa in passato per la presenza della Innocenti. L’attuale padrone della fabbrica, Silvano Genta, ha rilevato la fabbrica due anni fa al costo di 700.000 euro con la promessa di rilanciarla. Nell’estate del 2008 ha deciso invece di chiuderla e di mettere in vendita i macchinari nonostante ci siano commesse e lo stabilimento possa tranquillamente continuare a funzionare. Dietro alla vendita ci sono forti interessi speculativi sostenuti dalla società Aedes, proprietaria del terreno. Lo stesso proprietario della fabbrica con la vendita di una parte dei macchinari ha ricavato 2 milioni di euro. In seguito a questa decisione i lavoratori hanno occupato la fabbrica e per tre mesi (fino a settembre) hanno continuato a gestirla sotto controllo operaio, prima di essere sgomberati. Da allora i 49 lavoratori presidiano l’azienda giorno e notte per difendere i macchinari.

Dopo alcuni tentativi di sgombero falliti, e trattative anch’esse fallite, domenica 2 agosto c’è stato un salto di qualità. Tredici camionette tra carabinieri e polizia insieme ad una squadra di 40 tecnici, approfittando del periodo estivo, sono entrati dentro la fabbrica per cominciare a smontare i macchinari. L’ordine è arrivato direttamente dal Ministro dell’Interno Maroni, noto esponente leghista. Lo stesso Genta era stato sponsorizzato al momento dell’acquisto dall’ex Ministro Castelli, anch’egli in quota alla Lega Nord. Ancora una volta la Lega Nord ha mostrato il suo vero volto: dietro la maschera di partito “vicino al popolo” si nasconde un coerente difensore degli interessi padronali e dal capitalismo, mentre per gli operai che vogliono continuare a mantenere viva la fabbrica la risposta è il manganello. Lanciare un duro monito a tutti quei lavoratori che, a partire da settembre, lotteranno per difendere il proprio posto di lavoro: questo è il proposito di Maroni per giustificare l’intervento delle forze dell’ordine.

Da qui è partita subito una risposta positiva da parte dei lavoratori di altre fabbriche, di studenti e di semplici cittadini che sono intervenuti in sostegno ai lavoratori. Il giorno successivo la trattativa con la Regione non ha portato a nulla. Si è quindi formato un presidio permanente con la presenza di una cinquantina di persone (nella punte massime si è arrivati intorno al centinaio).

Fin dal primo giorno siamo stati presenti come Giovani Comunisti producendo un volantino che esprime solidarietà agli operai e che invita gli altri lavoratori ad aderire al presidio. Il volantino è stato distribuito alle stazioni di Sesto, Lambrate e Porta Genova, incontrando un certo interesse. La Fiom è stata presente davanti ai cancelli della fabbrica fin dalla domenica mattina attraverso i suoi massimi dirigenti nazionali, Rinaldini e Cremaschi. Anche il segretario del Prc Ferrero è stato presente in alcune occasioni davanti alla fabbrica.

La mobilitazione della Innse è un simbolo della resistenza operaia del nostro paese: dopo pochi giorni di presidio, quando le istituzioni avevano sviluppato appieno una strategia di immobilizzazione della trattativa, quattro operai della fabbrica e un funzionario della Fiom sono riusciti a eludere il cordone di polizia, entrare nella fabbrica e salire sul carro ponte a venti metri d’altezza minacciando di buttarsi se non si fosse bloccato lo smontaggio dei macchinari e se non si fosse sbloccata la trattativa. La Questura ha dato ordine di bloccare lo smontaggio. Nei giorni seguenti farà di tutto per piegare la resistenza di questi lavoratori e isolarli dalla lotta fuori dalla fabbrica.

Dopo un braccio di ferro durato dieci giorni gli operai della Innse hanno vinto: mercoledì 12 agosto hanno firmato un accordo in base al quale la fabbrica viene venduta all’industriale bresciano Camozzi e tutti i 49 dipendenti vengono riassunti. Il braccio di ferro tra i lavoratori e Genta ha visto la vittoria della lotta operaia, grazie anche alla tenacia di questa lotta dentro e fuori la fabbrica. In questo senso, forse è stato il senso di solidarietà operaia e giovanile che si poteva osservare al presidio davanti alla fabbrica: una solidarietà giunta perfino dalla Svizzera, da quegli operai della officine di Bellinzona protagonisti di una vera e propria lotta di popolo per difendere il proprio posto di lavoro.

La lotta della Innse ci porta due importanti insegnamenti: per la prima volta viene invertito il copione a cui siamo stati abituati da anni secondo cui il padrone, aiutato dalla legge, dalle istituzioni e dalle forze dell’ordine, vince sulla lotta operaia e chiude un sito produttivo. Solo la lotta paga: questo è il primo importante insegnamento che la lotta della Innse consegna agli attivisti del movimento operaio del nostro paese. Il secondo importante insegnamento riguarda il sindacato e il nostro partito, Rifondazione Comunista: questa lotta ci insegna che la strada da seguire è quella del conflitto tenace e senza compromessi per difendere i posti di lavoro. E’ un importante insegnamento soprattutto verso il congresso della Cgil che dovrà respingere una deriva concertativa. Questa è la strada da seguire: non il punto di arrivo ma il punto di partenza per invertire i rapporti di forza necessari a organizzare quella riscossa di classe di cui abbiamo bisogno. La classe lavoratrice del nostro paese ne ha tutte le risorse: nostro compito sarà esserne all’altezza.

 
   
 
 
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