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Sito aggiornato a domenica 29 novembre 2009

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Milano: la lotta riparte di sera

La lotta degli studenti delle serali in difesa del diritto allo studio

di Marco Cullorà (GC Milano - zona Nord - studente delle civiche serali di Milano)

Lo smantellamento dell’istruzione pubblica, iniziato con i governi di fine anni ’90 e proseguito con l’approvazione del ddl Gelmini, non riguarda solamente le scuole diurne. La mannaia dei tagli e l’avanzata delle privatizzazioni colpisce duro su una realtà poco conosciuta e di cui in Italia si parla poco: quella delle scuole serali. Milano ha un patrimonio unico, in Italia e in Europa, di scuole serali: quattro licei (classico, linguistico, socio-psicopedagogico e scientifico), due istituti tecnici (ragionieri e geometri) e un professionale (per l’industria e l’artigianato), divisi fra la sede dei Civici Licei Serali, il PACLE e la sede in via Marsala. Tuttavia, nonostante la grande importanza che hanno acquisito nel tempo, queste scuole rischiano seriamente di chiudere; il Comune, da diversi anni, ha intrapreso un’azione di boicottaggio contro queste scuole e, a partire dal ’97 con l’arrivo della legge sull’Autonomia Scolastica, le ha finanziate sempre meno. Negli ultimi due anni è la situazione è divenuta drammatica.

Perché i finanziamenti sono stati barbaramente tagliati? La risposta è molto semplice: la Regione Lombardia stanzia ogni anno 45 milioni di euro in buoni scuola. Dunque, i fondi per finanziare le scuole ci sono, purtroppo però vanno nella direzione sbagliata: si preferisce, infatti, girare il 99,01% della spesa per l’istruzione direttamente nelle tasche dei rampolli delle scuole private, piuttosto che investirli nelle scuole serali. Basta dare un occhio ai dati e ci si rende conto di come stanno le cose: per un singolo studente delle scuole private vengono investiti ben 707 euro, mentre per un singolo studente delle scuole civiche solamente 8 euro. Come se non bastasse, poi, Formigoni ha recentemente elargito 4,5 milioni di euro di una scuola privata di Comunione e Liberazione a Crema. La scusa che viene usata per coprire tutto è ciò è la cosiddetta “libertà di scelta”. La Regione - si dice - deve garantire a tutti la libertà di poter scegliere in quale scuola studiare. La realtà amara è, però, che il governo della Lombardia ha dato una chiara impronta classista alla sua politica sull’istruzione: favorire i ricchi, sottraendo soldi ai poveri; favorire l’istruzione privata a scapito di quella pubblica. I primi colpiti da tutto ciò sono quegli studenti-lavoratori che studiano alle serali, perché di giorno sono costretti a lavorare.

In questa opera di smantellamento del diritto allo studio la Regione è ben supportata dal Comune di Milano. L’obiettivo è quello di arrivare progressivamente alla chiusura delle scuole serali civiche, perché troppo “costose”. Forse i soldi spesi per garantire l’istruzione anche a chi lavora per potersi mantenere intralciano un dirottamento di finanziamenti spietato e selettivo, che spazia dalle scuole private all’Expo 2015 - vera e propria miniera d’oro, per la quale sono stati investiti e si investono ancora milioni se non miliardi di euro. Non a caso le sporche manovre dell’assessore Moioli sono state da lei giustificate attraverso la parola d’ordine della “razionalizzazione dei servizi e del risparmio dei soldi”. D’altronde se vuoi chiudere una scuola cosa fai innanzitutto? Cerchi di fare in modo che nessuno si iscriva più. Così è accaduto per le civiche serali milanesi. Non stupisce, dunque, che i primi finanziamenti a saltare siano stati proprio quelli destinati alla promozione della scuola per la città. Docenti e studenti sono stati così costretti a produrre il materiale (volantini e manifesti) con i propri soldi e a dividersi le zone, per pubblicizzare la scuola e tentare di salvarla da una debacle annunciata.

È emerso, da un’indagine fatta all’interno delle scuole, che ben l’89% degli studenti abbia scoperto l’esistenza di corsi serali paritari attraverso il passaparola di conoscenti o parenti, mentre solo l’11% attraverso la pubblicità di manifesti. Questi dati dicono che, se il Comune investisse sulla pubblicità dei corsi, ci sarebbero molti studenti in più, rispetto ai quasi 200 divisi nei 4 licei e ai restanti, probabilmente, 400 divisi fra il PACLE e la sede di via Marsala.

Bisogna, poi, sfatare un mito, usato come strumento di propaganda dall’assessore Moioli, e cioè che le scuole serali siano un diplomificio o una scuola adatta ai “cretini” - per usare un’espressione dell’assessore. Le scuole serali sono diverse dalle scuole diurne e hanno un punto fondamentale in comune con le università: entrambe sono popolate da studenti-lavoratori - molti di essi, tra l’altro, precari. Si tratta di studenti che hanno ripreso il proprio percorso scolastico dopo anni di abbandono: alcuni perché non hanno avuto buoni rapporti con le scuole diurne; altri perché hanno dovuto iniziare a lavorare per aiutare la famiglia. Atri ancora, poi, sono studenti immigrati, desiderosi di integrarsi nel nostro paese. Molti di questi studenti, per motivi d’età, non verrebbero accolti negli istituti diurni, ma vengono alle serali perché vogliono avere un’altra opportunità come i più giovani.

A questi “cretini”, per poter accedere ad un diritto che dovrebbe essergli garantito, il Comune chiede una tassa d’iscrizione pari a 258 euro - una tassa apparentemente accessibile, perché dieci volte inferiore a quella di una scuola privata. Di fatto, però, essa rappresenta un ostacolo per molti studenti. Una cifra simile è già di per sé onerosa per uno studente del diurno (di norma non lavoratore e supportato dall’aiuto economico dei genitori); essa, però, diventa un vero e proprio salasso per uno studente medio di una scuola serale, che è costretto a lavorare e che, con i soli soldi del proprio stipendio, deve pagarsi tutto: dalla tassa d’iscrizione ai libri di testo, passando per i dei mezzi pubblici - per non parlare delle spese extra-scolastiche. Ovviamente il Comune non si fa mancare niente, e promette buoni scuola anche per le scuole civiche paritarie. Peccato, però, che non a tutti sarà garantito questo “buono scuola”. Stiamo parlando, infatti, delle briciole: di ciò che avanza dopo aver ampiamente finanziato i privati. Il modo di ragionare è sempre lo stesso: a tutti quelli che vogliono iscriversi alle private è garantito il finanziamento, a quanti vogliono usufruire dell’istruzione pubblica si dà quel che avanza, se avanza qualcosa. A lor signori bisognerebbe ricordare, allora, che l’istruzione non è un privilegio o un regalo, ma un diritto che dovrebbe essere completamente gratuito in tutte le sue forme.

In una scuola non ci sono solamente gli studenti, ma anche i docenti. E quelli delle scuole serali non sono né diversi né inferiori a quelli delle scuole diurne, semplicemente hanno scelto di lavorare in quell’ambiente perché credono ancora che la scuola pubblica debba essere un luogo di formazione, in grado di poter offrire, a chiunque lo desideri, gli strumenti adeguati per ottenere un miglioramento sociale. La qualità d’insegnamento è, dunque, alta e deve continuare ad essere garantita, sia per gli studenti sia per i docenti che, se le serali chiuderanno, perderanno il posto.

Per quanto le scuole serali si siano distinte per aver recuperato molti giovani non diplomati e per aver portato molti adulti in formazione, non basta la loro esistenza e la loro tradizione per salvarle. E così l’assessore Moioli negli ultimi due anni si è mobilitata per mettere alla porta questi studenti. La crisi delle civiche serali, che in un modo o nell’altro erano riuscite ad attivare sempre le loro classi, si è rapidamente accentuata nell’aprile 2008, quando il Comune aveva chiuso le iscrizioni alle prime classi, scatenando così le proteste e i presìdi di docenti e studenti, uniti contro la giunta comunale.

La voglia di tenere aperta la scuola e la rabbia di docenti e studenti aveva fatto tornare sui propri passi il Comune, che lasciò quindi aperte le iscrizioni per le classi prime e promise di promuovere la scuola per la città. Ma di tale promozione non s’è vista neppure l’ombra e, ancora una volta, l’unione dei docenti e degli studenti è stata più forte del boicottaggio dei “piani alti”, battendo zone su zone per pubblicizzare la scuola. Nonostante ciò, l’assessore ha imposto un blocco sulle iscrizioni, non permettendo ad alcuni studenti l’iscrizione e il versamento della tassa. Il ritorno sui banchi di scuola a settembre ha riaperto le ostilità. Con l’inizio dell’autunno, quest’anno molto caldo, le serali si sono ritrovate in prima linea a lottare per riaprire 5 classi, in seguito a una liberatoria del Comune (in data 18 settembre) che annunciava le chiusure delle classi per numero insufficiente di iscritti (emblematico il caso della I scientifico, che aveva il numero minimo richiesto per aprire) e metteva come termine ultimo inderogabile, per accogliere le iscrizioni alle scuole civiche, il 28 febbraio.

Una soluzione che la scuola aveva trovato negli anni passati era quella di unire le prime e le seconde per aumentare il numero degli alunni di quelle classi, in modo da far seguire a tutti le lezioni comuni e separatamente quelle d’indirizzo (ad esempio: la I scientifico e la IV ginnasio classico erano state unite per seguire le ore di latino).

Nonostante il 25 settembre davanti a Palazzo Marino ci sia stato un presidio, che ha visto la generosa partecipazione di docenti e studenti (alcuni di essi facenti parte del collettivo Psikoattivo, il collettivo studentesco delle serali), il Comune non ha indietreggiato e ha lasciato sempre come termine ultimo il 28 febbraio, senza nessuna deroga per le scuole serali: un attacco veramente letale, contando che il 28 febbraio a versare la tassa e a completare le iscrizioni dovevano essere gli esterni, e non studenti interni alla scuola. Alcune classi sono state chiuse e diversi studenti, per poter continuare il proprio percorso di studi e non essere costretti a dover pagare le salatissime iscrizioni alle scuole private, hanno dovuto accettare una situazione assurda: il cambiamento d’indirizzo. Il cambiamento di indirizzo vuol dire questo: uno studente, iscritto a un determinato indirizzo liceale, passa sì alla classe successiva, ma di un altro indirizzo, con l’evidente conseguenza sia di veder radicalmente mutato il suo percorso di studi sia di dover recuperare materie non affrontate nell’altro percorso. Questa è la situazione che ha coinvolto la V ginnasio classico. A questi studenti l’assessore Moioli ha consigliato di iscriversi al socio-psicopedagogico - ma probabilmente lo stesso assessore fa finta di non capire che i due indirizzi di materie comuni ne hanno ben poche.

Il quadro odierno delle scuole serali è preoccupante. Il liceo scientifico chiuderà il prossimo anno ad esaurimento, permettendo alla futura V scientifico di poter conseguire la maturità, e non verrà riaperto perché lo stesso assessore ha riferito che c’è un altro scientifico serale statale - altra grossa bugia, perché lo scientifico statale di cui parla l’assessore Moioli è uno scientifico-tecnologico, completamente diverso da quello che offrono i Civici Licei Serali. Alcune classi del linguistico sono state chiuse. Non c’è la certezza di poter aprire tutte le classi del classico e del socio-psicopedagogico: di scritto ancora non c’è niente.

L’assessore Moioli ha intenzione di controllare quanti degli iscritti siano residenti a Milano, per permettere solo ad essi di frequentare la scuola, e ha la volontà di escludere gli over 40. Un’altra delle sue intenzioni è quella di lasciare aperto solo il liceo linguistico, in vista dell’Expo.

Ogni pretesto, i più banali soprattutto, è buono per tentare di chiudere la scuola. Milano ha bisogno delle scuole civiche serali paritarie, ed esse hanno il diritto di completare le iscrizioni a settembre. Sostenere che non ci siano studenti pronti e desiderosi di affrontare cinque anni di sacrifici per prendersi l’agognato diploma è completamente falso. La parola di cui si riempie la bocca il Ministro Gelmini è “meritocrazia”, e in nome di essa paradossalmente si vuole sbarrare la strada agli studenti più meritevoli, come gli studenti-lavoratori delle serali.

Il Protocollo Europeo di Lisbona prevede di recuperare i giovani non diplomati e di ridurli al 10% entro il 2010. Oggi siamo oltre il 20% e, quindi, come può essere possibile rispettare tale protocollo, se si vuole chiudere l’unica strada per permettere a uno studente-lavoratore di diplomarsi? Questi sono fatti concreti che gli studenti vogliono riferire all’assessore Moioli. Nel corso dell’anno scolastico è stato richiesto più volte un dialogo con l’assessore, per avere le sue motivazioni delle sue scelte ingiustificate. Tuttavia l’assessore non è disponibile, non ha mai voluto incontrare gli studenti.

Risparmiare e tagliare in continuazione i fondi per la scuola pubblica, condannare chi non può studiare di giorno, costringendo chi ha avuto molto poco o niente a non avere possibilità - sono queste le uniche vie per migliorare la città dell’Expo? Si vuole tornare indietro, a quando era negata ogni speranza per il futuro? Una risposta a queste domande non verrà mai data, gli studenti si preparano così a un nuovo autunno caldo, in una lotta in cui di ambiguità non ce ne saranno. Dentro o fuori. Allora restiamo dentro e prendiamoci quello che ci vogliono togliere: il diritto allo studio.

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